"AIUTIAMOLI A CASA LORO", L'IMPORTANZA DEL SOSTEGNO A DISTANZA

Pubblicato su AffariItaliani.it - In questi ultimi anni di grande immigrazione, di problematiche dell’accoglienza,di forti contrasti ideologici sui numeri e sulle metodologie, parlare di SaD (sostegno a distanza) sembrerebbe diventato anacronistico.
Si sono concentrati gli aiuti sui territori di arrivo dei migranti più che su quelli di origine di questo esodo.
Sicuramente in un periodo di grave emergenza non si poteva fare altrimenti ma credo sia necessario porre l’attenzione maggiore al di là del Mediterraneo.
Se l’Europa, nell’ultimo secolo, è cresciuta economicamente, politicamente e umanamente,lo deve principalmente ad un’istruzione sempre più diffusa anche nei ceti più poveri che ha fatto si che il benessere generale fosse su larga scala, ovviamente non è pensabile non avere sacche di povertà, di ignoranza, di rifiuto del sistema e che tutto si possa basare solo sulla conoscenza scolastica.
 
E’ però la base fondamentale per una crescita futura.
Sostenere, divulgare, ampliare il sostegno a distanza significa proprio questo: dare ai ragazzi le fondamenta su cui poter costruire un futuro diverso per le popolazioni in difficoltà.
Scolarizzazione, alimentazione, cure mediche.
Sulla cultura si basa l’emancipazione di un popolo che non significa abbandonare tradizioni, usi e lingue locali, ma vuol dire conoscenza anche di nuove metodologie che permettano di ampliare le possibilità lavorative nei propri paesi.
Faccio un esempio: a Ouagadouga, Burkina Faso, siamo riusciti a realizzare una scuola di meccanica, i ragazzi imparano ad aggiustare auto, camion, trattori, alcuni allievi sono rimasti a lavorare nell’officina della scuola, altri ora insegnano ai nuovi arrivati, altri ancora hanno aperto piccole officine in proprio.
Se non avessimo potuto dare loro la scuola primaria e quindi quelle fondamenta necessarie per capire, oggi, probabilmente sarebbero analfabeti e nulla facenti, non per volontà loro, ma per mancanza di qualsiasi sostentamento.
Certamente non è solo questa la risoluzione di tutti i problemi, non si ferma certo solo così l’immigrazione, sarebbe eccessivamente semplicistico, ma può essere la prima goccia di una pioggia che diventi sempre più impetuosa e dirompente.
 
Sostenere un bambino a distanza vuol dire dargli la possibilità di sopravvivere e fornirlo degli strumenti necessari per crescere senza dover forzatamente abbandonare la propria terra.
Il SaD negli ultimi tempi è in diminuzione, ma credo che lo sia, oltre che per la crisi economica degli ultimi anni, anche perché c’è un grande disorientamento per ciò che accade con la migrazione e di conseguenza per il timore del “diverso”.
 
Gli italiani hanno sempre avuto una particolare predisposizione all’empatia verso quelle popolazioni più disagiate e bisognose d’aiuto, fornendo aiuti con grande generosità.
E’ il momento di continuare su questa strada, senza timori e nazionalismi, senza “portare via nulla” ai nostri connazionali in difficoltà, ma gestendo, anche individualmente, in maniera più equilibrata, consapevole e cristiana le proprie risorse.
Di certo non fermeremo questo esodo, soprattutto se parliamo di quelle zone dove la guerra ha distrutto proprio tutto, ma daremo la possibilità a molti di vedere le opportunità che si possono creare lì dove vivono e non l’Europa come unica speranza di sopravvivenza.
 
Arch. Fulvia Santopietro
Vicepresidente Reach Italia Onlus